La resa di Tavecchio, tra furie e veleni

Carlo Tavecchio




Alla fine si è dovuto arrendere l’ormai ex presidente della FIGC Carlo Tavecchio, che, in conferenza stampa, ha ufficializzato le proprie dimissioni dalla guida del massimo organismo calcistico del Belpaese. A dispetto, tuttavia, di quelle che erano le prime indiscrezioni, che già erano trapelate diverse ore fa, l’addio di Tavecchio non è stato pregno tanto di rassegnazione o di amarezza, quanto di furia e di veleno.

Difatti, dinanzi alle telecamere, Carlo Tavecchio ha innanzitutto rivendicato quelli che, a suo dire, sono stati i suoi meriti nell’arco temporale della sua carica presidenziale, dalla disfatta del Mondiale di Brasile 2014 a quello, neppure raggiunto, di Russia 2017. La Var innanzitutto, che prima d’ora era stata ventilata soltanto dal compianto giornalista Aldo Biscardi. Ma anche il quarto posto recuperato in Champions League, grazie ad una manovra di “spostamenti di equilibri europei”, della quale Tavecchio, a suo dire, sarebbe stato tra i maggiori protagonisti.

Ma non mancano le frecciate al veleno: all’ex commissario tecnico Gian Piero Ventura innanzitutto, individuato come capro espiatorio e maggior responsabile tecnico della clamorosa debacle azzurra. Ma anche Marcello Lippi, reo di aver scelto lo stesso Ventura, e Giovanni Malagò, che ha proposto di commissariare la FIGC, finiscono nel mirino dell’ex numero uno della Federazione Italiana Giuoco Calcio.

Non manca poi il rammarico per la mancata qualificazione, per quel palo di Darmian nella sfida di andata contro la Svezia che, se fosse entrata, lo avrebbe forse reso “un eroe”. O, con una battuta un po’ amara, il non aver esonerato Ventura alla fine del primo tempo nella sfida di ritorno di San Siro.

Ma quel che forse i tifosi azzurri più non gli perdonano, al di là dell’apocalittica eliminazione prematura dal torneo iridato, è il non averci messo la faccia nell’immediato, come si legge anche sui vari social: e così, mentre Buffon e compagni, in lacrime, ci mettevano la faccia davanti alle telecamere, Tavecchio e Ventura si sono invece nascosti posticipando l’inevitabile: le dimissioni. Il che non equivale a cancellare subito i problemi, ma è comunque il primo passo per ripartire.




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