Mondiali Basket 2010: medaglia d’oro agli Stati Uniti
Con un perentorio 81 a 64, gli Stati Uniti si aggiudicano la medaglia d’oro ai Mondiali di basket 2010. I padroni di casa della Turchia si sono dovuti accontentare della seconda piazza mentre la Lituania si è guadagnata il terzo gradino del podio dopo aver battuto la Serbia nella finalina.
Per quanto si è visto in queste due settimane, possiamo affermare senza timore di sbagliarci che la vittoria Americana è stata assolutamente meritata. Lo confermano i numeri: nove partite disputate, nove vittorie. Solo una volta sotto gli 80 punti offensivamente, due volte sopra i 100, avversari tenuti sempre sotto quota 80. E ancora: solo una vittoria punto a punto per uno scarto medio rifilato agli avversari di ben 24 punti.
Statistiche impressionanti dunque per il team di coach Krzyzewski, che bissa così il successo delle olimpiadi di Pechino di due estati fa e si proietta con entusiasmo e fiducia su quelle che si terranno a Londra nel 2012.
Ovviamente, Kevin Durant è stato eletto miglior giocatore del torneo, chiudendo la sua serie di performance straordinarie con 28 punti, per una media di quasi 23 a partita.
La vittoria degli USA è stata una secca risposta ai numerosi scettici che ritenevano questa versione della nazionale non abbastanza competitiva vista la scarsità di lunghi e la giovane età della maggior parte dei membri del roster. Tali dubbi tuttavia, hanno sicuramente motivato ulteriormente i giocatori, intenzionati a dimostrare che talento e organizzazione possono sopperire talvolta all’inesperienza. Durant e compagni hanno ripetuto questo concetto diverse volte nel corso delle interviste post partita, facendo trasparire quindi che la squadra non avesse gradito la sfiducia dei propri connazionali e sottolineando come essi avessero sbagliato a parlare troppo di chi non c’era a spiegare anzitempo i motivi per cui questi ragazzi non avrebbero potuto vincere.
Al di là dei numeri e delle parole, il maggior pregio di questi Stati Uniti è stata la capacità di giocare sempre di squadra, traendo profitto dalle capacità individuali ma senza dimenticare l’importanza del collettivo. Inoltre, l’intensità e l’impegno con cui sono scesi in campo fin dalla prima partita hanno fatto capire chiaramente quanto gli Americani ci tenessero a vincere, o almeno a provarci. Un aspetto questo, che si è potuto notare soprattutto nella fase difensiva, che alla vigilia dava minori garanzie rispetto al potenziale offensivo. L’atletismo, la velocità e la grinta sono state poi le ulteriori armi alle quali i Turchi, come chi li aveva preceduti, non hanno saputo porre rimedio.
Gli USA tornano quindi con merito ad essere il punto di riferimento della pallacanestro nel mondo e la nazione da battere in vista delle future competizioni intercontinentali, anche alla luce del fatto che il gruppo di coach K ha ancora ampi margini di miglioramento.
Ora però non è tempo di guardare così avanti. Conclusasi questa intensa estate, è tempo di tuffarsi nella nuova stagione di basket che è ormai alle porte, certi che ci regalerà come sempre forti emozioni e tanto divertimento.







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