Cleveland, ma dove sei? Alla QLA passa anche Atlanta (115-117)

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Una rondine non fa primavera. Lo sapevano bene i tifosi dei Cavaliers, che avevano visto vincere i propri beniamini a Washington soprattutto grazie alla performance epica di LeBron James (57 punti). Cleveland era risorta grazie al suo campionissimo, ma era ben lontana dall’aver risolto tutti i suoi guai.

E’ bastato un avversario modesto come Atlanta, che fino a ieri deteneva il peggior record a Est con otto sconfitte consecutive, per far ripiombare nell’incubo LBJ e soci. Le facce della Quicken Loans Arena erano una via di mezzo tra lo sconcertato e il furioso: quella che doveva essere la squadra leader della Eastern Conference perde in casa contro i peggiori (115-117), incassa la quinta sconfitta nelle ultime sei gare, la terza di fila sul proprio parquet e la sesta complessiva. Se non è un avvio disastroso questo…

E’ vero che ieri Atlanta si è mostrata precisa al tiro (nonostante i zero punti di Belinelli, ndr) come non era mai riuscita a fare in questa stagione, ma Cleveland ha difeso malissimo, concedendo di tutto e di più agli Hawks. Il team di Budenholzer domina il primo tempo, chiuso sul 28-37, mentre Cleveland non reagisce neppure nella ripresa, quando gli ospiti toccano due volte il +16. A venire in aiuto di Lue c’è il quinto fallo che costringe in panchina Schroder (28 punti): i Cavs si affidano a Korver, autore negli ultimi minuti di una serie di triple che quasi fanno sperare nel miracolo. Alla fine Cleveland ha il possesso del sorpasso, ma Frye trova solo il ferro.

Continua senza problemi, invece, la marcia dei Boston Celtics, che espugnano Orlando 88-104 e inanellano l’ottava vittoria di fila. A colpire è la forza del collettivo, che riesce ad ottenere una vittoria pesante anche senza l’apporto dei propri uomini migliori: Irving fermo a 11 punti, meglio Horford (14 punti e 10 rimbalzi), ma l’organizzazione difensiva degli uomini di Stevens è stata da Finals.

L’alieno di giornata è James Harden: i suoi 56 punti e 13 assist schiantano i Jazz (137-110) e permettono a Houston di conquistare il primo posto a Ovest.

 




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