Corruzione nella NCAA, dieci arresti: tra loro anche l’ex NBA Chuck Person

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Scnadalo nel mondo della NCAA. Sono dieci le persone arrestate dall’FBI in seguito alla maxi inchiesta portata avanti dalla Procura di Manhattan, che ha fatto emergere un grosso giro di corruzione all’interno del basket universitario americano.

Tra gli arrestati ci sono anche nomi illustri: su tutti Chuck Person, ex ala piccola degli Indiana Pacers, attualmente ‘head coach’ associato della Auburn University.

L’inchiesta, partita due anni fa, ha visto finire in manette quattro allenatori e altre sei persone tra manager e consulenti finanziari. Per tutti, l’accusa è di corruzione e frode in merito al sistema di reclutamento dei giocatori. In sostanza, gli arrestati avrebbero pagato alcune giovani promesse dell’high school per assicurarsi le loro prestazioni sportive. Un capo d’imputazione molto pesante, che potrebbe portare ad una condanna fino a vent’anni per le persone implicate.

Chuck Person, che ha conquistato un anello NBA come vice allenatore di Phil Jackson ai Lakers, avrebbe accettato la somma di 50.000 dollari da un manager per convincere giocatori di Auburn con chance di andare nell’Nba ad acquistare un determinato abbigliamento sportivo. Negli USA il regolamento parla chiaro: i giocatori della NCAA, in quanto studenti universitari non professionisti, non possono essere pagati da enti esterni. Di conseguenza non possono ricevere compensi per fare pubblicità ai marchi di abbigliamento.

Oltre a Person, sono stati arrestati alcuni suoi colleghi, come Tony Bland della University of Southern California, Lamont Evans di Oklahoma State ed Emmanuel Richardson, allenatore in seconda dell’University of Arizona.

In manette sono finiti anche Rashan Michel, fondatore e gestore di una società di abbigliamento ad Atlanta, e James Gatto, direttore dello sport marketing di Adidas: per quest’ultimo l’accusa è di aver elargito grosse somme di denaro (fino a 250.000 dollari, ndr) per convincere i giocatori di liceo a firmare per le Università che avevano come sponsor proprio l’azienda tedesca. In un comunicato, l’Adidas ha precisato di voler cooperare con le autorità statunitensi “per comprendere meglio la situazione”.




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