NBA, cuore Cleveland: magia di Irving a 3” dalla fine, battuta Golden State (109-108)




cleveland golden state irvingLa supersfida di ieri sera è sembrata la replica in miniatura dell’intera serie finale di qualche mese fa. Golden State sempre avanti, che per due volte tenta lo strappo decisivo, ma non riesce a scappare. Alla fine, quando mancano un centinaio di secondi, viene prima riagguantata e poi sorpassata.

Stavolta il finale, però, poteva essere diverso: i Warriors erano riusciti a rimettere il muso davanti grazie ad una tripla di Steph Curry ad una settantina di secondi dalla sirena. Ma gli uomini di coach Kerr non avevano fatto i conti con l’incredibile forza mentale ormai raggiunta dai Cleveland Cavaliers, che proprio da quella gara 7 sembrano avere un’autentica testa d’acciaio. Il canestro all’indietro di Kyrie Irving a 3 secondi dalla fine è qualcosa di sublime, che manda in visibilio il pubblico della Quicken Loans Arena e dice a tutto il mondo: voi sarete anche una corazzata, ma noi siamo ancora i Campioni in carica.

E’ stata una gara straordinaria dal punto di vista dell’intensità. Nel secondo tempo entrambi i team sono risultati più precisi al tiro rispetto alla prima frazione, quando GS peccava terribilmente da tre e Cleveland riscuoteva percentuali al tiro non da top team. Tuttavia, i Cavaliers sono riusciti a non far ‘scappare’ i Warriors, anche grazie al dominio a rimbalzo offensivo: coach Lue può ringraziare in tal senso la splendida performance di Tristan Thompson. 

All’intervallo era 55-52 per Golden State, e già si capiva che si sarebbe deciso tutto nel finale. La ripresa è stata un’emozione continua: i Warriors ad un certo punto avevano anche toccato il massimo vantaggio di 12 punti, con il pubblico della QLA che cominciava a mostrare facce preoccupate. Ma i Cavs sono infiniti, ormai dovreste averlo capito.

Cos’è mancato ai gialloblu di Oakland? Non serve girarci intorno: Steph Curry. Gran lavoro nei blocchi, niente da dire, ma da lui ci si aspetta un rendimento offensivo degno della sua fama. Eppure anche ieri poteva essere lui il “man of the match”, con quella tripla a 1’14” dalla sirena e quello sguardo provocatorio verso il pubblico di Cleveland, quasi a dire: “Mi basta una palla per essere il più grande”. Ma anche Curry non aveva fatto i conti con la “testa d’acciaio” dei Cavaliers, con lo spirito guerriero di LeBron James e con la magia di Irving.

A coach Kerr non basta un monumentale Kevin Durant: 36 punti e 15 rimbalzi. Nell’ultimissimo possesso Warriors qualche dubbio per un possibile fallo proprio su KD da parte di Jefferson. “Non sono di certo caduto da solo”, ha detto l’ex OKC nel post gara. Le supersfide sono fatte anche di questo.

 




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