NBA, Golden State è un rullo compressore. Phila vince in trasferta dopo quasi un anno




golden state Golden State fa così. Parte subito a razzo, ti colpisce ripetutamente, ti stordisce e ti manda quasi al tappeto. Quando ti rialzi, provi a rimetterti in partita, ma ormai ne hai prese troppe, hai il fiato corto e non sei lucidissimo. Mentre loro aspettano, gestiscono e portano a casa l’incontro.

E’ successo di nuovo, è successo a Salt Lake City, dove i Warriors sono passati 99-106 sugli Utah Jazz. Il super parziale del primo quarto permette ai gialloblu di Oakland di mettere abbastanza fieno in cascina per conquistare la sedicesima vittoria nelle ultime 17 gare e ribadire una volta di più, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che questa NBA una strafavorita ce l’ha. E se oltre allo stratosferico attacco, Golden State comincia a tenere le avversarie sempre sotto i 100 punti, per le altre pretendenti all’anello comincia a farsi davvero dura.

Sta di fatto che la partenza Warriors è implacabile: break di 29-1, Jazz tramortiti. Nel secondo quarto i Jazz riescono ad evitare l’imbarcata, ma all’intervallo si va sul +19 per GS.

Nella ripresa Utah ritrova smalto e punti, e i Warriors – pur restando sempre in gestione – vanno un pò in difficoltà. Ingles colpisce a ripetizione, Gobert punge dove sa di poter far male alla difesa gialloblu. All’inizio degli ultimi 12′ Utah è risalita fino al -5, ma chiaramente lo sforzo per una così grande rimonta si paga, specialmente contro i Warriors. Kevin Durant mette 11 punti dei suoi 21 totali nell’ultimo quarto e spegne le speranze dei Jazz.

I 14 punti di Danilo Gallinari non bastano a Denver, che torna da Washington con la quinta sconfitta nelle ultime sei gare (85-92). La coppia DeRozan-Lowry fa due punti in meno di quella composta da LaVine e Wiggins, ma è Toronto ad esultare contro Minnesota (124-110). Prima gioia esterna per i 76ers, che espugnano il parquet dei Pelicans dopo 23 sconfitte consecutive lontano dal Wells Fargo Center. A New Orleans non bastano i 26 punti e 11 rimbalzi di Anthony Davis.




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