Il Dream Team Usa si presenta alla stampa: ‘Vogliamo vincere ancora le Olimpiadi’




I 12 fenomeni del Dream Team Usa si presentano a Rio 2016 per vincere il quindicesimo titolo olimpico. Domani sera l’esordio contro la Cina.

Il Dream Team Usa che darà la caccia all’oro olimpico si è presentato alla stampa, in una conferenza improntata all’umiltà e al rispetto per gli avversari, nonostante la squadra di coach Krzyzewski parta come favorita numero uno per il successo finale. Nella sontuosa sala stampa del media center olimpico, i 12 eroi dell’Nba si presentano ad uno ad uno, guidati da capitan Carmelo Anthony.

L’obiettivo, ampiamente alla portata del Dream Team Usa è quello di portare a casa la quindicesima medaglia d’oro delle Olimpiadi in 18 partecipazioni. Krzyzewski invoca grande umiltà e rispetto per gli avversari, ribadendo che il successo finale non è affatto scontato: ‘Abbiamo lavorato poco insieme visto che ci siamo riuniti il 18 luglio, ma siamo ugualmente pronti. Abbiamo grande rispetto per i nostri avversari, tenendo conto di quanto i giocatori non statunitensi hanno dato all’Nba in questi ultimi anni’.

La prima squadra che finirà nel ‘tritacarne’ del Dream Team Usa sarà la Cina nella notte tra sabato e domenica, mentre successivamente sfideranno in sequenza le altre squadre del girone A. C’è molta attesa per le sfide contro Francia e Serbia, due nazionali tenaci e tecnicamente preparate per mettere il bastone tra le ruote ad Anthony, Durant e compagni.

Il capitano ha già tre olimpiadi alle spalle e probabilmente si accinge a disputare il suo ultimo torneo: ‘Vogliamo vincere, ci crediamo. Questo è il messaggio che vogliamo mandare a chi pensa di poterci togliere da quella vetta’. L’avversaria più temibile ? Secondo Durant sarà la Spagna: ‘Ho sempre ammirato Pau Gasol. La sua nazionale è esperta e competitiva, e ci ha fatto sempre sudare’. Per Irving un’avversaria da tenere d’occhio è l’Argentina: ‘Ginobili è una leggenda dell’Nba, quando lo ammiravo giocare rimanevo incantato’. Rispetto ma niente paura. Se hai dodici stelle dell’Nba non ha senso averne.




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